venerdì 23 giugno 2023

M

 

Mare Oceano, inafferrabile mistero, per noi, che non riusciamo e mai riusciremo a comprendere la tua grandezza, che ci fermiamo all’improvviso ad ammirarti, che ti temiamo e ti desideriamo; che per vederti siamo disposti a sfiancanti salite tra pinete, stretti sentieri pietrosi, tornanti abbagliati dal sole, nebbie umide e dune diafane.

Sogno e madre del deserto.

Efebica natura che dispensi a tuo capriccio riflessi e tramonti, che uccidi con malinconia, che sommergi orizzonti e apri a insenature, cale, dirupi di pietre verticali.

Chi sei? Dove sono i tuoi occhi? Dove nascondi i tesori? Dove porti colui che non ritorna?

Dove finisci?

B

 

P. Bartleboom dopo il soggiorno alla Locanda Almayer rinunciò alla sua enciclopedia, decise che era meglio tenersi le domande piuttosto che avere delle risposte.

Semplicemente una mattina si svegliò, e dopo aver aspettato per settantadue giorni Madame Deveriá nella sala delle colazioni decise di partire, non senza una strana pesantezza collocata tra la gola e l’ombelico, un leggero pianto che lo coglieva all’improvviso, e una voglia matta di rompere vetri e stoviglie a caso.

Cancellò la "P." dai suoi biglietti da visita e la sostituì con una "D.", che stava per "DISPERATO".

Nessuno seppe mai dove andò a vivere e se visse a lungo.

Molti anni dopo, nell’archivio di Langlais, fu trovato uno strano rapporto che recitava così…

Si rende noto a sua Signoria, che individuo maschile il cui nome dichiara essere D. Bartleboom è stato attenzionato più volte nei porti del Regno in atteggiamento confusionario e paranoico verso portalettere, corrieri e bastimenti postali della Marina Reale. Il soggetto sopra indicato insiste per farsi rinchiudere in sacchi e/o bauli, ed essere spedito a fantasiosa Locanda della pace/della posta/Almayer, con destinatario Madame Deveriá. Più volte espulso dalle navi come clandestino, da mesi non se ne hanno più notizie.

 

P

 

Plasson aveva tutto, era una pittrice famosa, bella, ricca.

Le Corti europee facevano a gara per avere un suo quadro da mostrare nei propri saloni, tuttavia sentiva un vuoto dentro, una mancanza; aveva sempre la sensazione che la sua vita fosse un’inutile passerella di morbido velluto che non portava a nulla.

Voleva dipingere un ritratto definitivo, voleva dipingere l’eternità. Così se ne andò, un bel giorno nessuno riuscì più a rintracciarla, sparita, dispersa… scomparsa.

A sentire lei non si era mai mossa da una certa spiaggia che le era apparsa una notte in sogno, diceva di avere anche un’assistente, una ragazzina di nome Dol che nel sogno le aveva sussurrato solo tre parole: guarda - il - mare.

Plasson non fece altro che guardare il mare per il resto della propria vita, un giorno lo guardò talmente a lungo che non si rese conto che la marea stava salendo.

Il mattino dopo ritrovarono solo una tela bianca sulla spiaggia.

Oggi, "la tela bianca" si può ammirare in un museo, ha un valore inestimabile e viene considerato il suo ultimo capolavoro.

PS. Solo Dol sa che non è una tela bianca.

 

 

Sav

 

Savigny nasce in un soleggiato borgo in bilico sulle colline, per arrivare al mare, da piccolo, doveva percorrere un sentiero stretto e tutto ciottoli; che a rifarlo in salita era tutto un pianto di piedi doloranti e di sudore tra le chiappe. Fanculo il mare… pensava già a sette anni.

Arrivò la laurea in medicina e poi la carriera in marina come ufficiale medico, quest’ultima più per necessità che per passione.

Al borgo natio era per tutti "il dottorino", soprannome ambiguo tra orgoglio campanilista e presa per i fondelli…

La sua vita cambiò per sempre a causa di una botte di vino. Il dottore diventò uomo tra gli uomini e il mare se lo prese senza ridargli nulla in cambio, nemmeno l’amore, nemmeno la sua amante, nemmeno una tomba su cui piangerla, nemmeno un luogo in cui ricordarla, nemmeno l’onore del duello per difenderla, nemmeno l’ultima parola in una lettera di amore e di addio, nemmeno la morte.

Restò vivo, e questo era insopportabile.

 

T

 

Thérèse amava viaggiare, il destino a volte è dispettoso ma cede sempre davanti all’amore.

Si risvegliò con della sabbia in bocca, un’ombra che le provocava sollievo sul viso e gli occhi gonfi e arrossati dal sale.

In piedi sopra di lei una donna la guardava, anzi, la osservava con un occhio solo, l’altro occhio era coperto da un velo turchese.

«Che posto è questo?», riuscì a dire prima che un paio di braccia la sollevarono verso il cielo specchiato.

Timbuctù. Questa fu la risposta, poi svenne di nuovo e una voce che conosceva bene le disse…

Caro amore mio, in questo posto le strade sanno di spezie sconosciute e le donne coprono un loro occhio con un velo perché il loro viso è di una bellezza tale che gli uomini impazzirebbero a vederlo per intero. Se il mare ti ha condotto qui significa che i tuoi occhi, così belli, devono poter guardare ancora per molto tempo le meraviglie del mondo. Forse, un giorno, se una nave farà naufragio e se il mare vorrà, potrai vedermi camminare sulla spiaggia, e io riconoscerò il tuo viso anche coperto da un velo turchese.

lunedì 20 febbraio 2023

giovedì 23 giugno 2022

Quartina

 

Passai in fretta attraverso il tuo torto

restai a lungo a guardarti il cuore.

Chiusi le parole dentro il mio viso morto

giurai a me stesso mai più amore.