martedì 3 marzo 2026

MELTEMI

 

La chiesa di San Giorgio della roccia si trova ad Anafiotika, un piccolo quartiere di Atene, qui le macchine non entrano: vicoli troppo stretti e scalini, si può andare solo a piedi. Il carro funebre deve fermarsi nella piccola piazzola all’inizio del quartiere che ha una bella vista sull’ Acropoli. Appoggiati al “carro” nero ci sono due inservienti delle pompe funebri: Yorgo e Panagiotis.

 

Yorgo- Quanto ci mettono? Fa un caldo che si muore.

Pana- Devi avere pazienza, qui ci tengono alla cerimonia, è gente delle isole, contadini.

Yorgo- Ad Atene non ci sono più contadini da almeno trent’anni.

Pana- La terra ti rimane addosso, se sei nato nei campi, sarai sempre contadino. Almeno così diceva mio nonno.

Yorgo- Sei proprio un filosofo quando ti ci metti, intanto non siamo nemmeno passati da un bar a prenderci un nescafé frappé. Poi vorrei sapere perché hanno mandato un carro solo per quattro bare?

Pana- Perché così risparmiano, asino!

Yorgo- sì ma noi siamo in due, e facciamo il lavoro per otto, mica ce li pagano questi straordinari.

Pana- Devi solo mettere due bare sotto e due sopra, ormai spesso si fa così.

Yorgo- Se muoio, io voglio viaggiare da solo.

Pana- Se muori, starai dove ti mettono, i funerali sono lo spettacolo per chi resta.

Yorgo- Non c’è un filo di vento, non c’è mai quando serve.

 

Dal vicolo in discesa che sbuca nel piazzale arriva un ragazzino di corsa che si dirige verso i due inservienti.

 

Ragazzino- Il Pòpe dice che potete salire a prendere le bare.

Yorgo- Era ora.  (rivolto al ragazzino) Di’ un po’, c’è molta gente?

Ragazzino- No. Erano molto anziane, i pochi parenti sono quasi tutti all’estero da molti anni, solo qualcuno del quartiere, una decina di persone.

Yorgo- Magari qualcuno vuole portare le bare a spalla.

Pana- Yorgo! Basta! Muoviamoci, prendi le tracolle di corda, e mettiti i guanti e il cappello.

 

I tre imboccano il vicolo in salita.

 

Yorgo- Come la portiamo giù in due una bara da questa discesa? Qui ci ammazziamo.

Pana- Alla vecchia maniera, con le tracolle sotto la bara: quello davanti frena e quello dietro guida. La pendenza fa il resto.

Yorgo- (rivolto al ragazzino) Di’ un po’, è vero che si sono ammazzate tutte insieme?

Pana- Yorgo, lascia stare il ragazzo.

Ragazzino- Non so. Io vengo solo ad aiutare il Pòpe, abito più su, a Monastiraky.

Yorgo- Era sul giornale, quattro donne si sono suicidate lo stesso giorno.

Pana- La vita può diventare insopportabile con gli anni.

Yorgo- C’era scritto che si sono vestite tutte di nero, già pronte per il funerale, e poi si sono ammazzate. Le hanno trovate sul letto una di fianco all’altra.

Pana- Te le bevi tutte le cose che scrivono i giornali.

Yorgo- Perché, non potrebbe essere? Erano vecchie, non avevano più voglia di vivere e si sono uccise, la depressione, ho letto, può avere anche un effetto… come si dice… emulativo, no di emulazione. Insomma, ti influenzi a vicenda.

Pana- Sei proprio un cretino, non leggi nemmeno tutto l’articolo. Ti fermi ai titoli, che sono sempre messi apposta per fare scalpore e non c’entrano niente con quello che è successo davvero.

 

I tre sono arrivati davanti alla chiesa, il Pòpe è in piedi sul piccolo sagrato davanti alle quattro bare.

 

Pòpe- Potete portare giù le bare, io aspetterò qui, poi vi seguirò dietro l’ultima. Il ragazzo porterà giù i fiori, non sono molti, il funerale è pagato dalla comunità. Loro non avevano più nulla, il comune gli aveva già pignorato la pensione per la luce e il gas.

 

Pana- (rivolto al Pòpe) Se permettete io e il mio collega vorremmo fare un’offerta per i fiori.

 

Yorgo con riluttanza si fruga in tasca e tira fuori cinque euro.

Pana e Yorgo prendono la prima bara e cominciano la discesa.

 

Yorgo- Potevi dirmelo prima che ci avrei anche rimesso dei soldi.

Pana- Non ci hai rimesso nulla, hai dato un contributo dove lo Stato ha fallito.

Yorgo-Adesso ti metti anche a fare il politico?

Pana- Magari fossi un politico, adesso saremmo in otto a portare giù queste povere donne, e ognuna avrebbe la propria corona di fiori. Non quattro mazzetti di campo.

Yorgo- Non spingermi che pesa.

Pana- Sei tu che devi frenare, la miseria pesa, non lo sapevi?

Yorgo- Mi hai rotto con queste frasi da saggio, manco fossero tue parenti.

Pana- Sono greche, sono anche tue parenti.

Yorgo- Che cazzo, adesso sei pure diventato nazionalista… fermati un attimo che non ce la faccio.

 

Yorgo si ferma

Pana- Vai avanti o t’ammazzo.

Yorgo- Oh ma sei matto?

Pana- Te lo dico solo per farti capire che non sempre si può decidere quando fermarsi.

Yorgo- Ma che cazzo dici?

Pana- Cammina, tu che ancora puoi…

 

Yorgo ricomincia la discesa.

 

Yorgo- Dimmi perché ci tieni tanto?

Pana-Hai ancora fiato, non stavi morendo di stanchezza?

Yorgo- Ti giuro che, se non mi spieghi che cazzo hai, ti mollo qui con la bara in mezzo al vicolo!

Pana- Non leggi i giornali, te l’ho detto, e faresti anche bene… l’altro giorno però c’era un articolo sul picco di mortalità tra gli anziani e i bambini.

Yorgo- E allora? La gente muore tutti i giorni.

Pana-Idiota, significa che sono saltati i servizi assistenziali di base, che la gente non ha i soldi per le visite mediche anche quelle banali… e chi molla il colpo per primo quando mancano le condizioni minime di cura e assistenza? I più fragili: anziani e bambini.

Yorgo- Queste qui però si sono ammazzate, mica sono morte di malattia.

Pana- Sì, e sai cosa hanno lasciato scritto?

“Abbiamo deciso di ucciderci per non pesare sullo stato; quindi, ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”. Stato era scritto con la esse minuscola.

 

Silenzio

 

Yorgo- Io al posto loro non mi suicidavo, piuttosto ammazzavo qualcuno…

Pana- Potrei anche essere d’accordo con te…

 

Silenzio

 

Pana- Però è difficile combattere contro chi ha il monopolio della violenza, diretta e indiretta. Credo abbiano deciso di far fare alla storia. Sai qual è il mio proverbio preferito?

Yorgo- No, ma scommetto che te l’ha insegnato tuo nonno.

Pana- Esatto, mio nonno mi diceva: il tempo è galantuomo. C’è tanta “violenta” poesia in quel messaggio di addio che hanno lasciato. Sembra una resa e invece è una condanna a chi resta, ai responsabili. Frena.

 

Yorgo e Panagiotis sono davanti al carro, appoggiano piano la bara per terra. Rimangono fermi cinque minuti a riprendere fiato, si è alzato un po' di vento. Il Ragazzino appoggia i fiori sulla bara e li ferma con un sasso.

 

Yorgo- Andiamo che ci sono ancora tre bare.

Pana- Andiamo.

 

FINE

lunedì 1 dicembre 2025

Porte

 

All’epoca di Londra la sentivo spesso piangere, capitava quando rientravo tardi la sera, sentivo il pianto attraverso la porta; un pianto ben fatto, con singhiozzi e tutto, un lacrimare in piena a cui non fregava nulla di nascondersi, forse lei pensava che di notte nessuno l’avrebbe sentita, ma il fatto è che le porte di quegli appartamenti di merda, sotto il livello della strada in Trinity st. a Borough, facevano passare tutto: sogni e singhiozzi, senza distinzione.

Io mi fermavo un attimo nell’atrio, con la chiave già infilata nella serratura della porta del mio appartamento, mi facevo due o tre bei respiri del suo pianto e poi, cercando di fare più rumore possibile, entravo in casa mia; due stanze e un bagno di piastrelle bianche in rilievo che avevano l’allure di un mattatoio caduto in rovina.

Di lei conoscevo il nome: Andrea, e il colore dei capelli, perché non riuscivo mai ad incrociarla per davvero, i nostri incontri sono stati per molto tempo fuori sincrono, un tempismo zoppo da vicini di casa distratti. Ogni volta che mi capitava di vederla era sempre di spalle; lei che entrava in casa sua un secondo prima che io scendessi l’ultimo gradino per il basement; lei che era già in strada quando io stavo chiudendo la porta di casa; lei che passa di spalle davanti all’unica finestra del mio appartamento che affaccia sul seminterrato.

Rosso, mosso, quasi riccio, voluminoso: era questo il suo colore poggiato su spalle magre, alte, a seguire un bel sedere su gambe diritte. Certo era più la curiosità del pianto che il culo ad incuriosirmi, all’epoca mi stavo consumando lentamente dentro un lavoro di routine in un ufficio al settimo piano di un anonimo condominio: inserivo dati come un burattino senza gambe per cinque ore al giorno, capirete perciò che avevo un sacco di tempo per pensare al motivo per cui la mia vicina spesso si trovasse a piangere nel cuore della notte.

 

giovedì 2 ottobre 2025

Son tempi...

 

Son tempi cupi,

dove non si distinguono più i lupi,

dove gli agnelli passan per tranelli.

Son tempi di pascoli bruciati

e di pastori sgozzati.

Son bombe nei pollai

e arresti nei granai.




 

mercoledì 2 luglio 2025

lunedì 9 giugno 2025

Corpi di guerra

 

Sul mare si posa la cenere delle tue ultime rovine

silenzio e vento sotto le tue vesti, Troia.

Come vele i tuoi occhi si gonfiano di dolore

Elena tu sei quella che non piange

aspetti il ritorno dell’amore tuo tradito

nel canto di un’alba di festa.

 

martedì 19 novembre 2024

DON GIUAN DE LA VEGA - SCALTRO SPADACCINO AL SERVIZIO ALTRUI

 

Badate bene signori: voi avete ragione a chiedere quale sia il motivo di questo odio, e perché io non abbia ancora messo in atto il mio proposito di vendetta verso mio fratello. Vedete, mio fratello non è sciocco e io non sono stupido, partire per una guerra non è passo che si compie a cuor leggero, i motivi che ci convincono ad andare a combattere possono essere molti; e tra questi vi può essere l’intuizione che il "teatro" della battaglia sia il giusto paravento dove nascondersi per inscenare quella condotta che di nobile ha poco e di torbido molto. 
Potrebbe capitare, e dico potrebbe, che durante l’azione concitata dello scontro, quando la polvere si fa spessa coltre, il sudore annebbia la vista e le urla dei feriti fanno perdere l’orizzonte verso chi è l’amico e chi il nemico; che un braccio si giri di scatto e che la punta della spada finisca nelle viscere del proprio compagno, un incidente che sul momento non ci si accorge nemmeno di aver commesso. Il caso ha voluto che per difendersi si uccida chi più ci è vicino: nostro fratello. A chi si chiederà conto dell’omicidio, se nella bolgia, tutti, come tanti senatori romani, avrebbero potuto impugnare la lama?

giovedì 2 maggio 2024

INCIPIT #1

 


 

Sei pieno di risentimento come un intestino pigro. Assomigli alle copie dei grandi capolavori della pittura che si vendono alle fiere: se li guardi da lontano sembrano belli, poi ti avvicini, nemmeno troppo, e scorgi subito il trucco dozzinale della riproduzione in serie. Capisci che la sciatteria domina la tua esistenza, che sei ad un passo dall’estinzione spirituale della tua persona; il corpo, il tuo, quello di carne, adipe, pelle, muscoli, ossa, tendini, nervi, vene, organi e tanta acqua è lì a ricordati che esisti solo biologicamente. Organismo, il quale fine, è il lento ma inesorabile disfacimento.