martedì 17 dicembre 2019

lunedì 11 novembre 2019

Giornate non consone


Non saprebbe ricordare il giorno buio, quello brutto o quello disperato; messe tutte insieme non avevano l’aria di giornate da dimenticare.
Anzi, a volte, aveva l’impressione di non aver vissuto, che fossero i giorni di qualcun altro a farsi ricordi.
In fondo essere ancora qui, alzarsi la mattina e trovarsi una giornata davanti era la prova che si contava poco davanti al tempo. Veniva colta da inusitato (parola di cui ignorava il significato e che usava per via della fonetica importante e desueta, barocca, finto colta, musicalmente inaspettata e tutte quelle cose inutili che si fanno nella vita solo perché ci piacciono), dicevo… inusitato stupore solo per il fatto di avere, di nuovo, un giorno vergine a disposizione.  Si vergognava terribilmente di questa sensazione che per lei era una consapevolezza da Bambi buddista, ma tant’è che il sole sorge ogni mattino, che doveva fare? Si chiedeva con l’amarezza e la paura di assomigliare a quelli che leggono Coelho o Il piccolo Principe dopo i sedici anni.
Le portava un po’ di conforto la pioggia il sabato, lo sciopero dei mezzi il venerdì e lo scoprire che qualche festa comandata sarebbe caduta di domenica, piccole cose che l’aiutavano nella ferrea convinzione che le giornate di merda, qualunque sia il tuo comportamento, arrivano uguale.

lunedì 4 novembre 2019

L'incipit del becca-morto


Erano tutti muti, schierati in cerchio attorno alla fossa, seppellire un becchino è un’azione troppo definitiva per qualsiasi discorso sussurrato alla fine di un funerale.
Persino io, a cui il becchino aveva sempre fatto schifo, ero sul bordo della fossa. Non che fossi dispiaciuto o che mi mancasse; però avvertivo il vuoto che i tredici abitanti di Brugnello manifestavano con posture incerte, sospiri sfiancati e moccichi non trattenuti.
Avere uno che ti leva di torno un morto in casa è una bella comodità.
Il becchino, anzi, da oggi il becca-morto, era Belander Lugos: figlio di becchino e nipote di becchino.
Fatto sta che la sua cocciutaggine nel non prender moglie ha interrotto la dinastia, ed è qui che la morte diventa definitiva, nessuno a Brugnello voleva diventar becchino.

mercoledì 25 settembre 2019

Ogni 100 post è giusto citare chi sa scrivere davvero

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor
al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor
il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d'identico color
ma piú che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d'amor
"se ansia di gloria e sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore
chi poi impone alla sposa soave di castità
la cintura ahime è grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"
così si lamenta il Re cristiano
s'inchina intorno il grano
gli son corona i fior
lo specchi di chiara fontanella
riflette fiero in sella
dei Mori il vincitor
Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione
il simbolo d'amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde
ignudo in pieno sol
"Mai non fu vista cosa piú bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse Re Carlo scendendo veloce di sella
"De' cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra piú facile fonte la sete calmate"
Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso
Re Carlo s'arrestò
ma piú dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno
il sire si levò
codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata
in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
e un volto da caprone
ma era sua maestà
"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,
ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"
Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente
d'onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione
tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella
repente la parcella
presenta al suo signor
"Beh proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire
è un prezzo di favor"
"E' mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,
anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"
Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone
in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco
il Re si dileguò
Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d'allor
al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura
del sire vincitor
 
(F. De André)