venerdì 23 giugno 2023

T

 

Thérèse amava viaggiare, il destino a volte è dispettoso ma cede sempre davanti all’amore.

Si risvegliò con della sabbia in bocca, un’ombra che le provocava sollievo sul viso e gli occhi gonfi e arrossati dal sale.

In piedi sopra di lei una donna la guardava, anzi, la osservava con un occhio solo, l’altro occhio era coperto da un velo turchese.

«Che posto è questo?», riuscì a dire prima che un paio di braccia la sollevarono verso il cielo specchiato.

Timbuctù. Questa fu la risposta, poi svenne di nuovo e una voce che conosceva bene le disse…

Caro amore mio, in questo posto le strade sanno di spezie sconosciute e le donne coprono un loro occhio con un velo perché il loro viso è di una bellezza tale che gli uomini impazzirebbero a vederlo per intero. Se il mare ti ha condotto qui significa che i tuoi occhi, così belli, devono poter guardare ancora per molto tempo le meraviglie del mondo. Forse, un giorno, se una nave farà naufragio e se il mare vorrà, potrai vedermi camminare sulla spiaggia, e io riconoscerò il tuo viso anche coperto da un velo turchese.

lunedì 20 febbraio 2023

giovedì 23 giugno 2022

Quartina

 

Passai in fretta attraverso il tuo torto

restai a lungo a guardarti il cuore.

Chiusi le parole dentro il mio viso morto

giurai a me stesso mai più amore.

 

 

venerdì 6 maggio 2022

PAROLE

Escalation

Aiuti militari

Aiuti umanitari

Fronte

Fosse comuni

Fregate

Avanzata

Intelligence

Acciaieria

Nucleare

Armi difensive

Strage

Embargo

Guerra di logoramento

Terza guerra mondiale

mercoledì 16 marzo 2022

PAROLE

Oligarca

Ville

Oligarchi

Mega Yacht

Russi

Russofono

Russificata

Letteratura russa

Orchestra russa

Sportivi russi

Insalata russa

Filorussi

Filoputin

Testate

Russia

Annessione

Invasione

Penetrazione

Territorio

Spazio aereo

Caccia

No fly zone

Analista

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Negoziati

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Ucraini

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Obiettivi sensibili

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Gasdotti

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Geopolitica

Neutrale

Smilitarizzata

Denazificare

Convoglio

Terra aria

Rifugi

Antiaerei

Anticarro

Proteste

Pacifisti

Pace

Guerre

 

 

 

mercoledì 15 dicembre 2021

Lo Stato di Emergenza

 

Lo Stato di Emergenza

  C’era una volta a cupola, tal siffatto manufatto faceva da casello, dogana, frontiera, porta, o per lo più gnorante; semplice passaggio, attraverso il quale si accedeva allo Stato di Emergenza.

Bagnato da tre mari e cinto sul capo da catene di monti altissimi e innevati, codesto Stato di Emergenza si difendeva da li nemici alquanto bene, con un trucco antico ma assai funzionale: chi era fuori non poteva entrare e chi era dentro non poteva uscire.

Nello Stato di Emergenza gli omini liberi si distinguevano dagli uomini quasi liberi dal colore dei capelli; verde per i liberi e marrone, grigio, biondo, nero, rosso, castano, brizzolato, fumo di Londra, sangue di piccione, terra di Siena, muco di drago, cappella di fungo e blu di Prussia per i quasi liberi.

Il lettore più attento avrà già capito che i parrucchieri nello Stato di Emergenza erano proibiti e tali antiche botteghe non esistevano più. Il paesaggio variegato e assai affascinante dello Stato di Emergenza è cinto da moltitudini di spiagge di tutte le fogge e colori del creato, soffiato da caldi venti che sinuosi accarezzano le turgide colline colme di vigne che instancabili pompano il sacro nettare chiamato vino, altezzose insenature si gettano nel cristallo di mare nostrum e borghi antichissimi, chiese maestose, antiche rovine di civiltà gagliarde sono sparsi come polline dal passaggio della Storia, che nello Stato di Emergenza, lei sì, è entrata e uscita millenni e milleni e milleni di volte.

Tale Stato di Emergenza era una volta chiamato dalle barbare tribù: Bel Paese, ora, per editto dell’imperatore di ‘sto cazzo [ndr] è obbligatorio il nome promulgato nel titolo sopracitato.