La
chiesa di San Giorgio della roccia si trova ad Anafiotika, un piccolo quartiere
di Atene, qui le macchine non entrano: vicoli troppo stretti e scalini, si può
andare solo a piedi. Il carro funebre deve fermarsi nella piccola piazzola
all’inizio del quartiere che ha una bella vista sull’ Acropoli. Appoggiati al
“carro” nero ci sono due inservienti delle pompe funebri: Yorgo e Panagiotis.
Yorgo- Quanto
ci mettono? Fa un caldo che si muore.
Pana- Devi
avere pazienza, qui ci tengono alla cerimonia, è gente delle isole, contadini.
Yorgo- Ad
Atene non ci sono più contadini da almeno trent’anni.
Pana- La
terra ti rimane addosso, se sei nato nei campi, sarai sempre contadino. Almeno
così diceva mio nonno.
Yorgo- Sei
proprio un filosofo quando ti ci metti, intanto non siamo nemmeno passati da un
bar a prenderci un nescafé frappé. Poi vorrei sapere perché hanno mandato un
carro solo per quattro bare?
Pana- Perché
così risparmiano, asino!
Yorgo- sì ma
noi siamo in due, e facciamo il lavoro per otto, mica ce li pagano questi
straordinari.
Pana- Devi
solo mettere due bare sotto e due sopra, ormai spesso si fa così.
Yorgo- Se
muoio, io voglio viaggiare da solo.
Pana- Se
muori, starai dove ti mettono, i funerali sono lo spettacolo per chi resta.
Yorgo- Non
c’è un filo di vento, non c’è mai quando serve.
Dal
vicolo in discesa che sbuca nel piazzale arriva un ragazzino di corsa che si
dirige verso i due inservienti.
Ragazzino- Il Pòpe
dice che potete salire a prendere le bare.
Yorgo- Era
ora. (rivolto al ragazzino) Di’
un po’, c’è molta gente?
Ragazzino- No.
Erano molto anziane, i pochi parenti sono quasi tutti all’estero da molti anni,
solo qualcuno del quartiere, una decina di persone.
Yorgo- Magari
qualcuno vuole portare le bare a spalla.
Pana- Yorgo!
Basta! Muoviamoci, prendi le tracolle di corda, e mettiti i guanti e il
cappello.
I tre
imboccano il vicolo in salita.
Yorgo- Come
la portiamo giù in due una bara da questa discesa? Qui ci ammazziamo.
Pana- Alla
vecchia maniera, con le tracolle sotto la bara: quello davanti frena e quello
dietro guida. La pendenza fa il resto.
Yorgo- (rivolto
al ragazzino) Di’ un po’, è vero che si sono ammazzate tutte insieme?
Pana- Yorgo,
lascia stare il ragazzo.
Ragazzino- Non
so. Io vengo solo ad aiutare il Pòpe, abito più su, a Monastiraky.
Yorgo- Era
sul giornale, quattro donne si sono suicidate lo stesso giorno.
Pana- La
vita può diventare insopportabile con gli anni.
Yorgo- C’era
scritto che si sono vestite tutte di nero, già pronte per il funerale, e poi si
sono ammazzate. Le hanno trovate sul letto una di fianco all’altra.
Pana- Te le
bevi tutte le cose che scrivono i giornali.
Yorgo- Perché,
non potrebbe essere? Erano vecchie, non avevano più voglia di vivere e si sono
uccise, la depressione, ho letto, può avere anche un effetto… come si dice…
emulativo, no di emulazione. Insomma, ti influenzi a vicenda.
Pana- Sei
proprio un cretino, non leggi nemmeno tutto l’articolo. Ti fermi ai titoli, che
sono sempre messi apposta per fare scalpore e non c’entrano niente con quello
che è successo davvero.
I tre
sono arrivati davanti alla chiesa, il Pòpe è in piedi sul piccolo sagrato
davanti alle quattro bare.
Pòpe- Potete
portare giù le bare, io aspetterò qui, poi vi seguirò dietro l’ultima. Il
ragazzo porterà giù i fiori, non sono molti, il funerale è pagato dalla
comunità. Loro non avevano più nulla, il comune gli aveva già pignorato la
pensione per la luce e il gas.
Pana- (rivolto
al Pòpe) Se permettete io e il mio collega vorremmo fare un’offerta per i
fiori.
Yorgo
con riluttanza si fruga in tasca e tira fuori cinque euro.
Pana e
Yorgo prendono la prima bara e cominciano la discesa.
Yorgo- Potevi
dirmelo prima che ci avrei anche rimesso dei soldi.
Pana- Non ci
hai rimesso nulla, hai dato un contributo dove lo Stato ha fallito.
Yorgo-Adesso
ti metti anche a fare il politico?
Pana- Magari
fossi un politico, adesso saremmo in otto a portare giù queste povere donne, e
ognuna avrebbe la propria corona di fiori. Non quattro mazzetti di campo.
Yorgo- Non
spingermi che pesa.
Pana- Sei tu
che devi frenare, la miseria pesa, non lo sapevi?
Yorgo- Mi hai
rotto con queste frasi da saggio, manco fossero tue parenti.
Pana- Sono
greche, sono anche tue parenti.
Yorgo- Che
cazzo, adesso sei pure diventato nazionalista… fermati un attimo che non ce la
faccio.
Yorgo si
ferma
Pana- Vai
avanti o t’ammazzo.
Yorgo- Oh ma
sei matto?
Pana- Te lo
dico solo per farti capire che non sempre si può decidere quando fermarsi.
Yorgo- Ma che
cazzo dici?
Pana-
Cammina, tu che ancora puoi…
Yorgo ricomincia
la discesa.
Yorgo- Dimmi
perché ci tieni tanto?
Pana-Hai
ancora fiato, non stavi morendo di stanchezza?
Yorgo- Ti
giuro che, se non mi spieghi che cazzo hai, ti mollo qui con la bara in mezzo
al vicolo!
Pana- Non
leggi i giornali, te l’ho detto, e faresti anche bene… l’altro giorno però
c’era un articolo sul picco di mortalità tra gli anziani e i bambini.
Yorgo- E
allora? La gente muore tutti i giorni.
Pana-Idiota,
significa che sono saltati i servizi assistenziali di base, che la gente non ha
i soldi per le visite mediche anche quelle banali… e chi molla il colpo per
primo quando mancano le condizioni minime di cura e assistenza? I più fragili:
anziani e bambini.
Yorgo- Queste
qui però si sono ammazzate, mica sono morte di malattia.
Pana- Sì, e
sai cosa hanno lasciato scritto?
“Abbiamo
deciso di ucciderci per non pesare sullo stato; quindi, ce ne andiamo per non
darvi altre preoccupazioni”. Stato era scritto con la esse minuscola.
Silenzio
Yorgo- Io al
posto loro non mi suicidavo, piuttosto ammazzavo qualcuno…
Pana- Potrei
anche essere d’accordo con te…
Silenzio
Pana- Però è
difficile combattere contro chi ha il monopolio della violenza, diretta e
indiretta. Credo abbiano deciso di far fare alla storia. Sai qual è il mio proverbio
preferito?
Yorgo- No, ma
scommetto che te l’ha insegnato tuo nonno.
Pana-
Esatto, mio nonno mi diceva: il tempo è galantuomo. C’è tanta “violenta” poesia
in quel messaggio di addio che hanno lasciato. Sembra una resa e invece è una
condanna a chi resta, ai responsabili. Frena.
Yorgo e
Panagiotis sono davanti al carro, appoggiano piano la bara per terra. Rimangono
fermi cinque minuti a riprendere fiato, si è alzato un po' di vento. Il
Ragazzino appoggia i fiori sulla bara e li ferma con un sasso.
Yorgo-
Andiamo che ci sono ancora tre bare.
Pana-
Andiamo.
FINE
Nessun commento:
Posta un commento